L’affascinante storia dell’assicurazione. Manifesti, libri, targhe, polizze

L'affascinante storia delle assicurazionidi Ennio De Simone e Claudia Di Battista

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«Ci sono cose peggiori della morte. Se hai passato una sera con un assicuratore, sai esattamente di cosa parlo». Punti di vista: l’aforisma di Woody Allen ha fatto epoca ma ci sono libri che, sull’argomento, sconfessano questa cupa immagine. L’affascinante storia dell’assicurazione. Manifesti, libri, targhe, testo curato da Ennio De Simone e realizzato dalla Fondazione Mansutti (istituzione che valorizza il patrimonio culturale di settore), mantiene la promessa del titolo (“L’affascinante storia dell’assicurazione. Manifesti, libri, targhe, polizze”, Silvana Editoriale, pag. 167 – ndIMC).

Seduce la storia e seducono le immagini: è un percorso che parte dall’antica Grecia, dove si riscontrano già forme di mutua assistenza tra sodali (si pagavano le spese funerarie ma anche la dote a favore di una figlia), porta alla Roma imperiale con i collegia tenuiorum (associazioni di poveri che assistevano la vedova e i figli) e i collegia militum (associazioni di soldati che davano soccorso economico ai militari e alle famiglie in caso di spese impreviste, trasferimento o morte) fino a concretizzarsi, agli inizi del Trecento, in contratti veri e propri simili alle nostre attuali polizze.

Questi «accordi» diventano d’uso corrente per garantire il trasporto merci con le navi; nascono quindi sul mare e nascono proprio in Italia. Tempeste, attacchi dei pirati, confische dei sovrani, rendono insicuri i viaggi mercantili. Il carico, se arriva a destinazione, è una benedizione. Ecco allora il «premio»: una quota (circa il 25%) che il capitano della nave lascia nelle mani del mercante a garanzia del buon esito del viaggio. Compare così la prima assicurazione (che si allea con i banchieri e i notai del Medioevo) e da lì il concetto si sviluppa. Quasi una scommessa: la ripartizione del rischio mette assieme chi ha quattro soldi da investire e da rischiare, a garanzia di un viaggio tra i fortunali.

A Firenze si utilizzavano i «tocchi di sicurtà»: gli agenti al tempo erano sensali e si cominciò anche a fare a meno del notaio. I contratti diventano più semplici; l’assicurazione, per come la intendiamo oggi, era alle porte. Il primato poi spetta a Londra (dal 1575) con polizze standard e i broker che forniscono garanzie supplementari. È un mondo, quello delle assicurazioni, in grande sviluppo: incendio, grandine, furto sono garanzie imprescindibili. Poi tutto va a velocità raddoppiata: ci sono i Lloyd’s di Londra (che diventano assicuratori globali) e la scienza assicurativa che si fonda su matematica e statistica. Ma c’è anche l’arte. Dopo i bandi e i proclami, le Compagnie di assicurazione chiamano gli artisti e i grafici per la pubblicità. Ci sono tavole, che reclamizzano l’assicurazione contro la grandine, degne dei musei: non a caso la firma per la Riunione Adriatica di Sicurtà è di Marcello Dudovich (1934) e di Gino Boccasile (1950).

Ma si possono ammirare anche opere pittoriche che raccontano di almanacchi e ci sono pagine da «ricorrenza» storica. Tra le tante immagini, ben presentate nel libro, un Osvaldo Ballerio del 1934 per la Toro Assicurazioni e un Metlicovitz del 1920 per la Milano Assicurazioni. Tutte opere, beninteso, da mettere in cassaforte…

Prezzo di copertina: EUR 28,00
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